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lunedì 3 settembre 2012

Piero Pelù - Grande Spirito

Oggi voglio parlare di una canzone fra le più teatrali che conosca. Si tratta di Grande Spirito interpretata da Piero Pelù (1962), leader indiscusso dei grandissimi Litfiba, uno dei pochi (veri) gruppi rock italiani.
Il brano in questione è di quelli da pelle d'oca e giganteggia nel panorama delle canzoni impegnate di questi ultimi anni. Benchè gli stessi Litfiba abbiano prodotto atmosfere simili anche nel loro repertorio, questo pezzo non nasce all'interno del loro percorso artistico. Esso, infatti, è stato scritto da Marco Vichi (1957), prolifico scrittore fiorentino, autore di un suggestivo libro dal titolo Nessuna pietà, e dell'omonimo disco, che racconta alcune delle più grandi tragedie dell'umanità, attraverso una serie di storie e di canzoni, interpretate da musicisti e cantanti noti e meno noti. Grande spirito è proprio una di queste canzoni, incentrata sulla triste vicenda del massacro dei pellerossa in Nord America.


“Ma questa notte Corvo Rosso ha fatto un sogno,
uomini bianchi scendevano dal cielo
sopra i cavalli neri con la bocca in fiamme
e la neve si scioglieva sotto il sangue... „

-o-


Il brano, il cui testo pur senza complicate invenzioni, rimanda però fortissimi echi poetici, si snoda come una nenia, quasi una ninna nanna che racconta la pace di una vita vissuta a stretto contatto con la natura; poi cresce fino a diventare una ballata che danza al ritmo delle stagioni che passano e di una notte infinita, in cui però l'equilibrio di questa tranquillità viene turbato da un incubo, un sogno premonitore di un indiano di nome Corvo Rosso. Improvviso allora si raggiunge il climax del racconto. L'atmosfera della ballata scoppia in una scatenata cavalcata di chitarre. E' l'incubo che diventa realtà. La carica della cavalleria. I soldati che uccidono senza pietà, incitati dalla voce terribile di un ufficiale che giustifica il suo ordine abusando di parole come civiltà e libertà. Infine riprende la nenia, che racconta ancora una volta lo scorrere delle stagioni, eterno, nonostante le vicende a cui assiste. Ma questa volta la lunga notte che viene descritta è lamentosa di una sofferenza incancellabile, che è la distruzione di una civiltà.
Aldilà delle semplificazioni che i pochi minuti a disposizione di una canzone obbligano a fare, rispetto alla complessità di una vicenda come quella dello scontro tra coloni occidentali e nativi americani, bisogna ammettere che Grande Spirito racconta con molta vividezza, e direi anche con sensibilissimo romanticismo, una delle tragedie più rappresentate dei secoli passati. La musica di Nicola Pecci (1972) è efficacissima e l'unico aggettivo che riesco a trovare per descriverla è "teatrale". Perfino l'interpretazione di Piero Pelù, sembra pasare in secondo piano rispetto alla vicenda. Da ascoltare assolutamente. 

TESTO Grande Spirito

(Marco Vichi)
La notte ha posato le sue grandi mani,
sopra la valle fra le grandi rocce.
la neve,
scende lentamente.