Il brano in questione è di quelli da pelle d'oca e giganteggia nel panorama delle canzoni impegnate di questi ultimi anni. Benchè gli stessi Litfiba abbiano prodotto atmosfere simili anche nel loro repertorio, questo pezzo non nasce all'interno del loro percorso artistico. Esso, infatti, è stato scritto da Marco Vichi (1957), prolifico scrittore fiorentino, autore di un suggestivo libro dal titolo Nessuna pietà, e dell'omonimo disco, che racconta alcune delle più grandi tragedie dell'umanità, attraverso una serie di storie e di canzoni, interpretate da musicisti e cantanti noti e meno noti. Grande spirito è proprio una di queste canzoni, incentrata sulla triste vicenda del massacro dei pellerossa in Nord America.
“Ma questa notte Corvo Rosso ha fatto un sogno,
uomini bianchi scendevano dal cielo
sopra i cavalli neri con la bocca in fiamme
e la neve si scioglieva sotto il sangue... „
-o-
uomini bianchi scendevano dal cielo
sopra i cavalli neri con la bocca in fiamme
e la neve si scioglieva sotto il sangue... „
-o-
Il brano, il cui testo pur senza complicate invenzioni, rimanda però
fortissimi echi poetici, si snoda come una nenia, quasi una ninna nanna
che racconta la pace di una vita vissuta a stretto contatto con la
natura; poi cresce fino a diventare una ballata che danza al ritmo delle
stagioni che passano e di una notte infinita, in cui però l'equilibrio
di questa tranquillità viene turbato da un incubo, un sogno premonitore
di un indiano di nome Corvo Rosso. Improvviso allora si raggiunge il climax del racconto.
L'atmosfera della ballata scoppia in una scatenata cavalcata di
chitarre. E' l'incubo che diventa realtà. La carica della cavalleria. I
soldati che uccidono senza pietà, incitati dalla voce terribile di un
ufficiale che giustifica il suo ordine abusando di parole come civiltà e libertà. Infine riprende la
nenia, che racconta ancora una volta lo scorrere delle stagioni,
eterno, nonostante le vicende a cui assiste. Ma questa volta la lunga notte che viene descritta è lamentosa di una sofferenza
incancellabile, che è la distruzione di una civiltà.
Aldilà delle semplificazioni che i pochi minuti a disposizione di una canzone
obbligano a fare, rispetto alla complessità di una vicenda come quella
dello scontro tra coloni occidentali e nativi americani, bisogna
ammettere che Grande Spirito racconta con molta vividezza, e direi anche con sensibilissimo romanticismo,
una delle tragedie più rappresentate dei secoli passati. La musica di
Nicola Pecci (1972) è efficacissima e l'unico aggettivo che riesco a trovare
per descriverla è "teatrale". Perfino l'interpretazione di Piero Pelù, sembra pasare in secondo piano rispetto alla vicenda. Da ascoltare assolutamente.
TESTO Grande Spirito
(Marco Vichi)
La notte ha posato le sue grandi mani,
sopra la valle fra le grandi rocce.
la neve,
scende lentamente.
sopra la valle fra le grandi rocce.
la neve,
scende lentamente.